Monumenti Costieri Salentini Abbandonati« La Torre del Serpe »
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"Ogni qualvolta si ripensi a Otranto o di essa si riparli o in essa sì ritorni, si ripresentano eloquenti le singolari Reliquie dei suoi Figli, e tra i numerosi monumenti e cimeli, la Torre del Serpe, svettante sulla balza rocciosa della costiera in declino, così come da secoli la si intravede lontana sullo sfondo del mare azzurro in ogni arrivo alla stazione ferroviaria.
Nell'epoca di Roma, dopo che il Salento, conquistato a largo prezzo, ebbe a fornire all'Impero dell'Urbe scali marittimi di non poca importanza strategica, presso questa costa ardita e severa dell'antica Hydruntum, si eresse maestosa e solitaria la cilindrica Torre, vedetta robusta ed agile faro prospiciente l'Amarissimo.
Nei secoli fluenti, mille e mille navigli transitarono sotto il suo cipiglio severo ed altrettante messi biondeggiarono annualmente presso i suoi fianchi robusti.
I tempi mutarono, caddero gli imperi, passarono i barbari a fiumi per le nostre contrade, e l'alto faro fu guida certa fra tanta rovina di regni e calate di vandali.
Costante si accese pur sui mille predoni venuti dal mare nelle notti buie del terrore. Guidò le venete navi nei transiti per l'Oriente. Salutò le spedizioni crociate lì presso sfilanti una per una, ricolme di fede ed allegre di inni e di canti. Diresse i traffici per le vie del Mediterraneo.
Testimoniò i giorni di eroismo e di martirio della vicina Città. L'esistenza dell'antica Torre si arricchì sempre più di fatti e di trame indicibili; mentre Otranto che ne visse la medesima storia, guardò ad essa, la idealizzò, la circondò di leggenda, l'assunse a simbolo e motivo del proprio blasone.
Divenne così « La Torre del Serpe ». I prossimi abitatori dall'ingegno sottile e dalla alata fantasia levantina vi vollero significare la storia loro, la loro ragguardevole razza.
E raccontarono che, nelle notti di tempi remoti, mentre le scolte dormivano, un Serpe risaliva i muri esterni della costruzione e sorbiva l'olio del fanale che si spegneva; di poi, tuffandosi nel mare, donde era venuto, scompariva verso la sponda opposta.
L'aneddoto fantastico rimase successivamente caro al popolo, avendo inoltre fornito in un tempo prossimo alla sua stessa origine il motivo araldico del blasone di Città. Questo infatti presenta una torre d'argento avvinghiata da un serpe nero che introduce il capo nell'alta finestra aperta nell'azzurro del campo; per cui l'Anonimo otrantino :
« Stemma fuit, ut est, Turris rotonda, nigro quodam serpente in actu oleum e lampade sugenti circumdata atque ligata... ».
(Lo stemma fu, ed è tuttora, una Torre rotonda circondata, anzi avvinta da un serpe nero nell'atto di succhiare l'olio dalla lampada....).
Molti significati si dettero alla leggenda, riportata per sempre nello stemma urbico, e quasi tutti con riferimento al carattere marittimo commerciale della vetusta Città, già capitale e scalo importante della regione salentina.
Il Laggetto volle vedere nella Torre la Città depositaria dell'olio del retroterra, e, nel Serpe, i porti italiani e stranieri, specie d'Oriente, che lo importavano in gran copia.
Il Maggiulli ci disse qualcosa ,di più alto : essendo i blasoni sorti nell'epoca delle Crociate, nella Torre sembrarono raffigurate le superbe fortificazioni di Federico II; nel Serpe, la vigilanza delle armi cristiane contro il Turco occupante Terra Santa; nel Faro, lo splendore che emanò il Cristianesimo; e in Otranto, prima Città dell'Occidente riscattata da Pietro, la prima luce che illuminò il mondo pagano di Roma.
Il Ciatara, inoltre, affermò che, essendoci stato in Otranto il famoso tempio di Minerva, cui era sacro il serpente come simbolo della sua prudente vigilanza, si poteva fondatamente vedere simboleggiati nella Torre la ben conosciuta fortezza degli Otrantini e nel Serpe la loro prudenza, e tale interpretazione riportò nella seguente poesia :
TETRASTICHON
Civibus Hydruntinis, et eorum atavis, quorum
laus a stemmate Urbis hauritur.
Magnanimos turris, prudentes tortilis anguis,
Et vos, et atavos nobile stemma notat
Haec due sufficiant, res futilis, addere plura;
Ex his praecipuum manat utrisque decus.
Tetrastico che noi traduciamo :
D'Idrunte ai Cittadini ai lor Maggiori
suona gloria lo stemma di Città.
Magnanimi la Torre e savi il Serpe
curvo vi dice e Voi e gli Avi vostri :
e bastan questi due che ogni altro è vano,
chè solo in questi è il Vostro primo onor.
E l'Anonimo anzidetto riprende :
Tali hieroglyfico, seu potius sagaci poetico*sermone, prisci Cives tum eorum fortitudem, ac prudentiam, tum negotiationis commercia posteris suis significare voluerunt ».
(Con tale geroglifico — raffigurazione simbolica —, o
meglio con tale accorto linguaggio poetico, gli antichi
Cittadini vollero significare ai Posteri la fortezza e
prudenza loro, i traffici dei loro commerci ).
Codesti commenti, storici e fantastici insieme, aleggiano in dolce armonia intorno al vecchio rudere, divenuto da tempi remotissimi espressione della ricchezza olearia della Regione; simbolo dell'attività marittima commerciale e dell'importanza cristiana di Otranto, città illustre e vetusta; nonchè monumento della magnanimità e saggezza dei suoi Figli, per cui noi riportammo altrove :
« Tutta Otranto è qui,
nella millenaria Torre del Serpe,
opera romana che si aderge ancora agile
sulla balza rocciosa della costiera solitaria,
faro novello d'una luce potente e gagliarda,
la luce della grandezza e civiltà
di nostra gente ».
Pure, dopo sì intenso passato, l'antica Torre pare inatterrabile; da più anni sembra si sia fermata sull'orlo della completa rovina in un decadimento inalterato, quasi avesse saputo arrestare la sua fin troppo lunga vecchiaia.
E' l'impressione che si prova nel rivederla da lungi ad intervalli di tempo.
Ma, ahimè, le sue pietre si corrodono senza posa, si moltiplicano e si allargano le sue crepe, ove s'abbarbicano e si irretiscono sempre più folte radici di piante selvatiche, s'annidano nerissimi corvi, per cui lo Sforza nella sua musa dialettale otrantina canta :
« La Turre de lu Serpe ncora esiste,
dha susu l'Orte, bbandunata, sula :
sotta, ruscia lu mare e lliscia e mmula
li cuti, mo', cu l'argintate criste.
Lu Serpe la linterna cchiui nò scula :
de l'ogghiu ha perse tutte le pruvviste
e la Turre, ca tante cose ha viste,
ete, mo' ceca, scunquassata, sula.
De la cità lu stemma rapprisenta,
forsi puru la sorte : a picca a picca,
giurnu pe giurnu, s'ha distrutta, lenta.
Ma comu la cità, fermu, dirittu
dhu stozzu de la Turre, all'aria spicca
e nu distinu novu porta scrittu ».
Segnata è quindi la sua fine e segnata in maniera non dubbia, poiché fra non molto la sua svelta statura si ridurrà man mano e l'alto cocuzzolo che la sostenne eretta per lunghi secoli, accoglierà, pur sempre benigno, un ammasso di pietre informi e consunte che si sbricioleranno anch'esse nel tempo. Domani i Posteri, nel tramandare i molti fascinosi racconti di storia e di leggenda, di cui va superba l'illustre Città, ricorderanno con rimpianto l'antico monumento scomparso per sempre, e dell'avvenuta rovina incolperanno gli avi loro.
Si arriverà a tale colpa? Si lascerà cadere del tutto il monumento che ora si regge per prodigio ed è fin troppo obbliato nella sua ultima agonia?
Non si può mirare inerti la caduta di questa Torre che il suo lungo eloquio, quasi quello di un essere animato, rivolse pur sempre alla prossima Città, con la quale condusse il dialogo più nobile, ed alla quale infine donò se stessa in un simbolo imperituro, così da essere scolpita o dipinta sui palazzi di città, riprodotta sull'arco antistante la Cappella reale dei Martiri otrantini, incisa nel centro del magnifico diadema del quale il Bortone recinse la splendida fronte della bronzea matrona otrantina eretta presso il mare.
Se tutte le Torri costiere, di cui è disseminato e ricamato il nostro lido salentino, quelle Torri che or tutte si alzano in parte o a mala pena si reggono sulla costa solitaria (e di tali torri molte son già caduti per sempre per incuria dell'uomo), si devono risanare definitivamente, proprio perchè le medesime, al rispecchio d'un mare incantato, raccontano da lungi la storia di secoli, la Torre del Serpe deve esser la prima nel restauro, non deve giungere' alla rovina, poichè se ciò malauguratamente avvenisse e di poi prontamente si provvedesse alla ricostruzione della stessa, oh, la nuova costruzione non avrebbe di certo l'anima storica, l'impronta architettonica, la nota psicologica ed affettiva di quella antica, la cui importanza sarebbe per sempre distrutta.
La Torre del Serpe non può cadere, poiché essa è Otranto medesima, perla del Salento, sentinella avanzata dell'Amarissimo, il cui Sacrario singolare, che è qui in Otranto, santifica questa terra benedetta del Sud, nobilita l'Italia intera.
La Torre del Serpe non può cadere, poiché essa è tutto il Salento nel suo cammino plurimillenario di traffici e di gesta marinare.
Ne prendano cura quindi tutti quegli Enti e Comandi che svolgono attitudini civili e militari, di cui il vecchio rudere fu ed è ancora espressione e simbolo.
Per tali ragioni noi sentiamo il dovere di rivolgere da questa rivista un appello estremo ai Comuni ed alle Amministrazioni Provinciali interessate, all'Ente per il Turismo Provinciale ed al relativo Ministero, al Provveditorato OO.PP., alla Soprintendenza ai Monumenti di Puglia e Lucania, ai Comandi limitrofi della Marina, nonchè a quelli distrettuali dell'Esercito, ed infine allo stesso Governo, affinchè tutti insieme si vogliano interessare di tutte le' Torri costiere, ma specialmente e prima di tutte, di questa costruzione che è per crollare e pure nell'attuale pericolante vecchiaia, parla ancora e più d'ogni altra il suo eloquio di civiltà e di grandezza rdell'Italia vetusta, guerriera, commerciale e marinara".
Testo di ANTONIO CORCHIA
NOTA BIBLIOGRAFICA
GIOV. MICH. LAGGETTO, Historia della Guerra di Otranto del 1480. Come fu presa
dai Turchi e martirizzati li suoi fedeli Cittadini. Ms. n. 35 presso la Biblioteca
Prov. di Lecce, copiato da P. M. Francesco de Pace dei Minori Conven.
Oria, 1856. La stessa Historia curata da Luigi Muscari, Galatina, Mariano,
1940, cap. I, p. 19.
ANT. PRIM. CIATARA, Relazione dei fatti che interessano la fedelissima città di
Otranto. Napoli, tipogr. Simoniana, 1772, pp. 4, 5, 6.
Cos. DE GIORGI, Geografia fisica e descrittiva della Provincia di Lecce. Lecce, tipogr.
editr. Salentina, 1877, vol. II, p. 144.
Cos. DE GIORGI, Otranto nel 1480. Lecce, tipogr. editr. Salentina 1891, p. 46.
LUIG. MAGGIULLI, Otranto - Ricordi. Lecce, tipogr. coop. 1893, p. 159.
ANT. ANTONACI, Otranto - Testi e Monumenti, Galatina, Pajano edit., 1955. Monumenti,
cap. IX, p. 186.
ANT. CORCHIA, L'antica Torre del Serpe, blasone di Terra d'Otranto. In « Momento
Sera », anno VII, n. 22 del 25-1-1952.
ANT. CORCHIA, Didascalie in calce ad una riproduzione della Torre del Serpe dello
Stesso, edita da Alterocca. Terni, 1951.
FRAN. MAJORANO, Vespro (endecasillabi). Ne « La squilla del Montevergine ». Lecce,
G. Guido edit., 1914, anno III, n. 7.
UMBERTO PEDONE, Voci del mare: Discorso di prolusione nel trattenimento poetico
musicale in onore di S. E. Mons. Ridolfi, arciv. di Otranto. Maglie, tipogr. Messapica, 1914.
ANT. SFORZA, Utrantu Mia. Lecce, tipogr. « La Commerciale », 1949, Parte I, sonetto
XXVII, p. 37.
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