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Monumento agli Eroi e Martiri di Otranto

Il monumento rappresenta Otranto, nelle vesti di una donna avvolta in un ampio mantello che volge lo sguardo verso il mare.

Monumento agli Eroi e Martiri di Otranto

L'idea di realizzare un Monumento da dedicare agli Eroi e Martiri idruntini non nacque improvvisamente ma venne maturata durante la fine dell'800 e l'inizio del 900. Otranto si apprestava a commemorare il IV Centenario del Martirio degli 800. In quegli anni il peso dell'abbandono da parte delle istituzioni e della stessa Provincia di Terra d'Otranto era subito dalla Città in maniera tragica, in un declino che sembrava inarrestabile. Alla fine del secolo Otranto contava appena poco più di 2000 abitanti. 


Il duca Sigismondo Castromediano, personaggio eccellente del leccese, fervente patriota, deputato nel primo parlamento nel 1861, consigliere della Provincia di Terra d'Otranto, inviò una lettera al Sindaco di Otranto lanciando l'idea di festeggiare con grande solennità non solo religiosa, ma anche civile, l'evento della presa di Otranto. "Se gli Eroi e Martiri cooperarono alla salvezza della Patria, è giusto che l'Italia risorta conceda ad essi un posto altissimo nel suo Panteon". 


La Commemorazione civile venne celebrata la prima volta il 14 agosto 1880 sul Colle della Minerva. Nella Chiesa sul Colle venne posta un'Epigrafe commemorativa composta dall'archeologo Luigi De Simone che i nostri antenati conoscevano a memoria e in cui è la stessa Otranto che esprime in forma narrativa la vicenda storica sia in onore dei martiri per la fede sia in onore dei 12000 "figli miei". 


Nella Chiesa inoltre furono apposte le epigrafi con i nomi di alcuni Martiri e di alcuni guerrieri periti in nell'evento tragico. Quel filo che legava senza distinzione patria e religione portò alla formazione di un Comitato di cui abbiamo traccia in una lettera del 1907 indirizzata al quotidiano L'Italia Reale di Torino dove compare per la prima volta la volontà di realizzare un Monumento Nazionale in Otranto. Finalmente Otranto si era destata!!! "Un nobile grido è partito dalla forte Otranto, un fervido appello al sentimento di Patria e religione degli Italiani viene rivolto da un Comitato ivi costituito da egregi personaggi sotto la Presidenza dell'ecc.mo arcivescovo Mons. Gaetano Caporali e dell.Ill.mo Sindaco Tommaso Villani". Dopo anni di declino quasi fatale con Otranto ridotta a fine 800 a poco più di 2000 abitanti, finalmente un segno di volontà di rinascita. 


L'intenzione del Comitato era di erigere il Monumento sul Colle dei Martiri, l'artista designato era Antonio Bortone, nativo di Ruffano, insigne scultore di grande fama. Questi ideò un grandioso bozzetto in cui allegoricamente si fondeva l'ideale di patriottismo e religione nella figura di donna imponente, dallo sguardo altero rivolto verso l'Oriente con le braccia che rinserravano croce e bandiera, emblemi di fede. Il capo cinto da diadema col cammeo raffigurante l'emblema di città, la Torre del Serpe e un pendente sulla fronte raffigurante lo stemma aragonese. Sul mantello, incisi lo stemma della Provincia di Terra d'Otranto: il delfino recante tra le labbra la mezza luna turca e ripetutamente la Torre del Serpe. 


Alle spalle della statua bronzea un'ampia esedra avrebbe ricordato con bassorilievi bronzei i momenti più salienti della vicenda del 1480 e 81. Purtroppo quest'ultima parte del progetto non potè essere realizzata a causa di impedimenti finanziari ma due bassorilievi raffiguranti l'eccidio dei Martiri e la presa della Città da parte degli Aragonesi vennero collocati lateralmente sulla colonna in pietra di Trani che sostiene la statua. 


La posa della prima pietra venne solennemente effettuata il 13 agosto 1911, alla presenza delle autorità civili e religiose tra una folla di otrantini e bagnanti. Non mancarono di essere interrate una pergamena ricordo e le reliquie dei martiri racchiuse in un contenitore metallico. Il Comitato si preoccupò di raccogliere i fondi necessari per la realizzazione dell'opera, pur tra molte difficoltà. Non si potè contare sulla considerevole somma che l'imperatore austriaco Francesco Giuseppe aveva stanziato in memoria degli Ungheresi che nel 1480 erano intervenuti in aiuto di Otranto contro il comune nemico ottomano. La prima guerra mondiale ne fu la causa. Inoltre anche la Provincia non intendeva collaborare economicamente. 


In fine il Monumento nel 1918 venne collocato dove lo vediamo attualmente. Il Piazzale sul mare, con l'abbattimento delle Mura e la progettazione dell'architetto Marschizek, sembrò l'ottima soluzione per consentire la migliore visibilità. Il 3 dicembre 1922, finalmente giunse il giorno dell'inaugurazione. Niente meno che S.A.R. il "principino" come veniva chiamato a Otranto, venne col seguito di politici a onorare la nostra Città. Dopo i convenevoli di rito, i rinfreschi e gli omaggi, il corteo raggiunse il luogo dell'inaugurazione, dove i baldacchini per le autorità, la banda e la folla attendevano trepidanti. In questo evento, giunto dopo il primo conflitto mondiale, causa di lutti in ogni famiglia italiana, tutti coloro che pronunciarono discorsi, dall'Arcivescovo Patanè, al Ministro della Marina Tahon De Rével, ai politici, paragonarono la grandezza eroica di religione e patriottismo dei Martiri Idruntini alla grandezza e alla gloria del popolo italico che si era sacrificato fino alla vittoria. I Martiri ed Eroi divennero così antesignani della grandezza e dell'Unità dell'Italia!!! Importante per la Città un passaggio del discorso del Ministro della Marina. Augurava la risurrezione civile ed economica di Otranto abbandonata, della cui grandezza solo la Chiesa cattolica aveva conservato l'antico prestigio. Impegnava frattanto la sua parola come capo della Marina Italiana e più ancora come Ministro del Governo, di cooperare al completamento delle opere portuali. Tanti applausi speranzosi seguirono a questa affermazione. Successivamente vi fu la consegna del Monumento da parte del Presidente del Comitato cav. Villani al Sindaco della Città avv. Pio Bruni con la richiesta da parte del primo di custodirlo e tenerlo caro in pegno come cosa sacra, e del secondo di riceverlo con gratitudine con la sicurezza che "Otranto saprà ben custodirlo e tenerlo caro in pegno come una cosa sacra, poichè questa magnifica statua, cui la mano d'insigne artista ha dato quasi un soffio di vita, ha per noi otrantini un valore inestimabile; essa per noi rappresenta tutto, in essa vediamo i più puri e cari ideali. Patria e Religione". Questo impegno certamente fu preso dal Sindaco di allora e tramandato ai sindaci futuri. Il Monumento venne scoperto e Monsignor Arcivescovo lo benedisse. Sulle note della Banda il Principe i politici, i religiosi, lasciarono i palchi e la festa continuò tra la popolazione festante. 


Testo di Rita Paiano

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